Sei in:Home »  Ambiente »  Acqua Vai a: Amministrazione trasparente | Informazioni e servizi

Acque reflue

I controlli sulle acque investono il complesso delle "risorse idriche", costituite da un insieme di ecosistemi (fiumi, mari, laghi, acquiferi sotterranei) e di matrici ambientali (acque dolci, acque marine, acque sotterranee, acque di scarico...) ben diversificati tra loro, per i quali la presenza dell'acqua rappresenta il denominatore comune.

Con lo sviluppo della moderna società industriale e con il miglioramento della qualità della vita sono, di pari passo, aumentati i consumi di acqua; oltre ad un vertiginoso aumento della richiesta per il settore industriale e agricolo, è cresciuta significativamente anche la richiesta per uso domestico. In aggiunta ad un aumento quantitativo della richiesta d'acqua, si è verificata anche una crescente richiesta di acqua di "buona qualità". Le attività antropiche di norma utilizzano acqua di buona qualità e la restituiscono (acque reflue) con caratteristiche qualitative peggiorate.

Le acque reflue prima di essere restituite all'ambiente devono essere sottoposte a processi di depurazione che le rendono compatibili con la capacità autodepurativa dei mari, dei laghi e dei fiumi. I trattamenti di depurazione devono essere più intensi nel caso in cui i corpi idrici in cui avvengono gli scarichi presentano una bassa qualità.

Le acque reflue si possono distinguere in:

  • acque reflue domestiche : acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
  • acque reflue industriali : qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici o impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento;
  • acque reflue urbane : acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato;
  • acque di lavaggio e acque di prima pioggia di aree esterne : acque di lavaggio e di prima pioggia dei piazzali e aree esterne industriali dove avvengono lavorazioni, lavaggi di materiali o semilavorati, di attrezzature o automezzi o vi siano depositi di materiali, materie prime, prodotti, che devono essere convogliate e opportunamente trattate, prima dello scarico nel corpo ricettore.

Al concetto di acqua reflua è strettamente legato quello di “scarico”, ovvero qualsiasi immissione effettuata esclusivamente mediante un sistema stabile di collettamento che collega, senza soluzione di continuità, il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore, indipendentemente dalla natura inquinante delle acque reflue, anche ove siano sottoposte a preventivo trattamento di depurazione.

In base al corpo ricettore possono distinguersi:

  • scarico in acque superficiali
  • scarico in rete fognaria
  • scarico sul suolo
  • scarico nel sottosuolo.

Gli scarichi sopra elencati devono essere preventivamente autorizzati da parte dell’Autorità competente in materia, che è individuata, a seconda dell’attività che genera gli scarichi stessi, nel Comune, nella Provincia, nella Regione o nel Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Il D.Lgs. n. 152/06 costituisce la normativa nazionale vigente in materia, la cui Parte III disciplina gli scarichi delle acque reflue.

Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e devono rispettare i valori limite previsti nell’Allegato 5, che riguardano:

· limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane

· limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane recapitanti in aree sensibili

· valori limiti di emissione in acque superficiali e in fognatura

· limiti di emissione per unità di prodotto riferiti a specifici cicli produttivi

· limiti di emissione per le acque reflue urbane e industriali che recapitano sul suolo

· sostanze per le quali non possono essere adottati limiti meno restrittivi di quelli indicati per lo scarico in acque superficiali e per lo scarico in rete fognaria, o per lo scarico sul suolo.

Alla normativa nazionale si aggiunge il principale strumento pianificatorio di natura regionale costituito dal Piano di Tutela delle Acque Regionale (Deliberazione del Consiglio Regionale n. 42 del 27 settembre 2007).

L’ARPA Lazio esegue il controllo degli scarichi delle acque reflue sia mediante il controllo analitico, per la verifica del rispetto dei limiti (fissati nelle tabelle di cui all’Allegato 5 del D.Lgs. n. 152/06 e delle prescrizioni dell’atto autorizzativo), sia mediante il controllo amministrativo, finalizzato soprattutto alla verifica dell’autorizzazione allo scarico e del rispetto delle prescrizioni. I controlli degli scarichi delle acque reflue sono effettuati sia sulla base di un programma annuale predisposto dalla Provincia, sia a seguito di richieste dei titolari dello scarico per l’istruttoria delle domande d’autorizzazione di cui all’art. 124 del D.Lgs. n. 152/06, o a seguito di richieste o segnalazioni da parte di Enti pubblici competenti in materia di tutela dell’ambiente e della salute pubblica, su richiesta dell’Autorità Giudiziaria o a seguito di esposti o segnalazioni da parte di cittadini.

Visualizza i dati