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Gestione dei materiali da scavo

Il 22 agosto 2017 è entrato in vigore il D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120 "Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164", che abroga la normativa precedente sulla gestione dei materiali da scavo e detta nuove disposizioni in materia di riordino e semplificazione della disciplina specifica. La previgente normativa rimane valida solo per i casi esplicitati nel regime transitorio di cui all'art. 27 del D.P.R. sopra menzionato.

Per poter gestire e utilizzare le terre e rocce da scavo come sottoprodotti, senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente, è necessario che vengano soddisfatti i seguenti requisiti:

  • a) Le terre e rocce da scavo devono essere generate durante la realizzazione di un'opera, di cui costituiscono parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale materiale;
  • b) L'utilizzo delle terre e rocce da scavo è conforme alle disposizioni del Piano di Utilizzo (PdU) o della Dichiarazione di Utilizzo (DU) di cui al relativo Modello, e si realizza:
    • 1.nel corso dell'esecuzione della stessa opera nella quale è stato generato o di un'opera diversa, per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti fondiari o viari, recuperi ambientali oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali;
    • 2.in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava;
  • c) Le terre e rocce da scavo devono essere idonee ad essere utilizzate direttamente, ossia senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  • d) Le terre e rocce da scavo devono soddisfare i requisiti di qualità ambientale espressamente previsti dal Capo II o dal Capo III o dal Capo IV del D.P.R. 120/2017 nonché l'allegato 4 del D.P.R. 120/2017, per le modalità di utilizzo specifico di cui alla lettera b).

Nei casi in cui le terre e rocce da scavo contengano materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammisti ai materiali di origine naturale non può superare la quantità massima del 20% in peso, da quantificarsi secondo la metodologia di cui all'allegato 10 del D.P.R. 120/2017. Oltre al rispetto dei requisiti di qualità ambientale, le matrici materiali di riporto sono sottoposte al test di cessione, effettuato secondo le metodiche di cui D.M. 5 febbraio 1998, recante «Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero», per i parametri pertinenti, ad esclusione del parametro amianto, al fine di accertare il rispetto delle CSC delle acque sotterranee, di cui alla tabella 2, allegato 5, al titolo 5, della parte IV, del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. o, comunque, dei valori di fondo naturale stabiliti per il sito e approvati dagli enti di controllo. Fermo restando l'utilizzo delle terre e rocce da scavo contenenti amianto in misura superiore alle CSC presente negli affioramenti geologici naturali nel sito di produzione e sotto diretto controllo delle autorità competenti, alle terre e rocce da scavo, ai fini del loro utilizzo quali sottoprodotti, si applica per il parametro amianto la tabella 1, allegato 5, al titolo V, della parte IV, del D.Lgs. 152/06 s.m.i.. La sussistenza delle condizioni sopra esposte è attestata tramite la predisposizione e la trasmissione del PdU o della DU, nonché della Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo (DAU) di cui al relativo Modello in conformità alle previsioni del D.P.R. 120/2017.
L'utilizzo dei materiali da scavo come sottoprodotto resta assoggettato al regime proprio dei beni e dei prodotti. A tal fine il trasporto delle terre e rocce da scavo qualificate sottoprodotti fuori dal sito di produzione è accompagnato dal documento di trasporto di cui all'allegato 7 del D.P.R. 120/2017.
Tale documento è predisposto in triplice copia, una per il proponente o per il produttore, una per il trasportatore e una per il destinatario, anche se del sito intermedio, ed è conservata dai predetti soggetti per tre anni e resa disponibile, in qualunque momento, all'autorità di controllo. Qualora il proponente e l'esecutore sono soggetti diversi, una quarta copia della documentazione deve essere conservata dall'esecutore.

Regime transitorio

L'art. 27 del D.P.R. 120/2017 al comma 1 prevede che i piani e i progetti di utilizzo già approvati prima dell'entrata in vigore della nuova norma restano disciplinati dalla relativa normativa previgente, che si applica anche a tutte le modifiche e agli aggiornamenti dei suddetti piani e progetti intervenuti successivamente al 22 agosto 2017, fermo restando che le terre e rocce da scavo utilizzate e gestite in conformità ai progetti di utilizzo approvati ai sensi dell'art. 186 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., ovvero ai piani di utilizzo approvati ai sensi del D.M. 161/2012, sono considerati a tutti gli effetti sottoprodotti e legittimamente allocati nei siti di destinazione.
Lo stesso articolo, al comma 2, disciplina che i progetti per i quali alla data di entrata in vigore del D.P.R. 120/2017 è in corso una procedura ai sensi della normativa previgente restano disciplinati dalle relative disposizioni. Per tali progetti è fatta comunque salva la facoltà di presentare, entro centottanta giorni dal 22 agosto 2017, il PdU di cui all'articolo 9 o la DU di cui all'articolo 21 del D.P.R. stesso, ai fini dell’applicazione delle relative disposizioni. Inoltre il comma 3 del menzionato articolo riporta che le disposizioni inerenti alle terre e rocce da scavo utilizzate nel sito di produzione previste dal succitato decreto, si applicano, su richiesta del proponente, anche alle procedure di Valutazione Impatto Ambientale già avviate purché non sia già stato emanato il provvedimento finale.
Infine il comma 4 stabilisce che le autorizzazioni all'utilizzo in sito delle terre e rocce da scavo rilasciate in approvazione dei progetti di bonifica di cui all' articolo 242 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. rimangono valide.

La normativa previgente prevede tre diversi scenari:

  • a) "Materiali da scavo" generati nel corso di attività o opere soggette a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) o ad autorizzazione integrata ambientale (AIA) - nel caso di specie la norma di riferimento era il Decreto 10 agosto 2012 n. 161 (Regolamento recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo).
  • b) "Materiali da scavo" che non provengono da attività soggette a VIA e/o AIA.
  • c) "Materiali da scavo" che provengono da attività soggette a VIA e/o AIA che comunque presentano volumetrie inferiori ai 6000 mc.

Negli ultimi due scenari b) e c) si applica il regime semplificato previsto dall'art. 41- bis della Legge 98/2013 che stabisce, in relazione a quanto disposto dall'articolo 266 comma 7 del D. Lgs 152/06 e s.m.i. ed in deroga al DM 161/2012, che i materiali da scavo (di cui all’art. 1 comma 1 lettera b del D.M. 161/2012) sono sottoposti al regime dei sottoprodotti di cui all'art. 184-bis del D. Lgs 152/06 e s.m.i. se il produttore dimostra:

  • che il materiale da scavo è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  • che è certa la destinazione all'utilizzo direttamente presso uno o più siti o cicli produttivi determinati;
  • che, in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo, non sono superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d'uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo naturale;
  • che, in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione, l'utilizzo non determina rischi per la salute né variazioni qualitative o quantitative delle emissioni rispetto al normale utilizzo delle materie prime;
  • che ai fini di cui alle lettere b) e c) non è necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere.

In tal senso il proponente o il produttore attesta il rispetto delle suddette condizioni tramite dichiarazione resa all'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, ai sensi e per gli effetti del Testo Unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, precisando le quantità destinate all'utilizzo, il sito di deposito e i tempi previsti per l'utilizzo, che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione, salvo il caso in cui l'opera nella quale il materiale è destinato ad essere utilizzato prevede un termine di esecuzione superiore.
Il produttore deve, in ogni caso, confermare alle ARPA territorialmente competenti, con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo, che i materiali da scavo sono stati completamente utilizzati secondo le previsioni comunicate.
L'utilizzo dei materiali da scavo come sottoprodotto resta assoggettato al regime proprio dei beni e dei prodotti. A tal fine il trasporto di tali materiali è accompagnato, qualora previsto, dal documento di trasporto o da copia del contratto di trasporto redatto in forma scritta o dalla scheda di trasporto di cui agli articoli 6 e 7-bis del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, e successive modificazioni. La dichiarazione del proponente devono contenere le informazioni necessarie alla verifica del rispetto delle citate condizioni ai fini della gestione dei materiali da scavo nell'ambito della disciplina dei sottoprodotti.